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Esperienze
Le IBO 2018... Dal punto di vista degli Alumni ANISN nella giuria
Di:Francesca Corti, Raffaele Sarnataro05/09/2018

Le Olimpiadi internazionali sono sempre una manifestazione indimenticabile per le delegazioni di tutto il mondo. Così è stato anche per le International Biology Olympiad 2018 che si sono tenute lo scorso luglio a Teheran, in Iran.

Per la prima volta raccogliamo un resoconto di questa esperienza da un punto di vista inedito: quello della giuria.

Per la precisione, la delegazione italiana IBO 2018 comprendeva, oltre agli studenti Mattia Biavati, Matilde Callegarin, Alessandro Rosa e Michele Russo, la professoressa Isabella Marini e gli Alumni ANISN Francesca Corti e Raffaele Sarnataro.

Qui di seguito riportiamo il racconto dell’esperienza di questi ultimi due.

Raffaele scrive:

“Le Olimpiadi sono sempre state una manifestazione emozionante: quando vi ho preso parte, da studente, e quando negli anni successivi ho partecipato come staff da Alumno ANISN alle nazionali, ed ero sicuro che partecipare da giurato alle IBO potesse essere altrettanto coinvolgente: avevo ragione!

Durante i primi momenti insieme e durante la cerimonia di accoglienza ho avuto modo di conoscere meglio gli studenti della delegazione italiana, che mi sono subito sembrati una squadra bella e affiatata di ragazzi intellettualmente svegli, e le loro guide, che erano studenti universitari iraniani, tutti sinceramente disponibili e gentili.

Dopo la sfilata delle varie delegazioni, i giurati sono stati separati dagli studenti, ma non prima di aver seguito in diretta tutti insieme la finale della coppa del mondo di calcio.

Noi giurati abbiamo trascorso i successivi tre giorni in uno splendido hotel, revisionando e traducendo le prove dall’inglese all’italiano. Non si è trattato un lavoro semplice, poiché le prove venivano continuamente ridiscusse e modificate, e noi stessi cercavamo, prima di tradurle, di risolverle, in modo da scovare eventuali errori o parole che nella traduzione potessero risultare involontariamente fuorvianti. L’esperienza della professoressa Marini è stata cruciale nel dirigere il nostro lavoro e, insieme a Francesca Corti, l’altro membro della giuria italiana, abbiamo formato un terzetto di lavoro efficiente e organizzato. Quei giorni ci sono sembrati un unico, lunghissimo giorno in cui la traduzione delle prove era intervallata solo dai pasti, e in cui abbiamo sempre fatto le ore piccole.

Nonostante il notevole lavoro, quei giorni sono stati allietati dall’interazione con i delegati delle altre squadre, con i quali abbiamo anche scambiato regali simbolici provenienti dalla nazione di ciascuno, ma anche dal ritrovato piacere di risolvere quesiti olimpionici. Mi sembrava di essere tornato ai tempi del liceo, e devo ammettere che la soddisfazione intellettuale di risolvere i quesiti era rimasta immutata: è stata, per me, un ulteriore stimolo a continuare a coltivare una passione per la biologia a 360° che lo studio universitario, e il percorso dottorale che ho intrapreso, inevitabilmente portano alla settorializzazione.

Sin da quando ho terminato l’ultima esperienza come studente con l’ANISN, con lo stage IBO del 2012, ho più volte preparato quesiti per le olimpiadi, ma in quel caso ero io a costruire la domanda, mentre alle IBO è stato diverso. È incredibile come le olimpiadi, a qualunque livello e persino “dal lato” della giuria abbiano questo potere di risvegliare e suscitare una passione di ampio respiro.

Nei pochi giorni rimanenti abbiamo partecipato ad escursioni agli antichi palazzi reali, al bazar, a musei, alla torre Milad, talvolta insieme agli studenti finalmente liberi dalle prove.

Con la sua sterminata distesa di palazzi, questa città di oltre 8 milioni di abitati mi ha colpito per l’insolito connubio tra la storia millenaria della sua civiltà e la sua chiaroscurale modernità.

La cerimonia di chiusura, come quella di apertura, si è svolta alla presenza di rappresentanti del governo, in un auditorium di un palazzo governativo, con una scenografia maestosa.

È stato commuovente applaudire i nostri ragazzi che sono riusciti a conquistarsi medaglie in una competizione così intensa, tra nazioni che sottopongono gli studenti ad allenamenti lunghissimi che settorializzano lo studio degli studenti; questo indica che l’ANISN opera un ottimo lavoro di selezione capillare nelle scuole italiane.

Sulla via del ritorno, i ragazzi, carichi di entusiasmo e un po’ malinconici per l’avventura appena terminata, pregustavano già le meritate vacanze, con lo sfondo dei test di ammissione all’università a settembre, riguardo ai quali ci hanno chiesto pareri e consigli durante il periodo trascorso insieme.

Sono stato molto contento di poter discutere con i ragazzi sul proprio futuro universitario: per me è una “restituzione” di quello che le olimpiadi hanno fatto per me, non solo coltivando la passione per le scienze naturali ma anche facendomi aprire gli occhi sulla realtà universitaria e della ricerca italiana. Sin da quando ho lasciato il liceo ho cercato di coltivare e mantenere viva la collaborazione con l’ANISN, associazione fatta di persone speciali e ispirate, in un contesto scolastico italiano dove spesso chi si impegna con passione, docente o studente, non è adeguatamente motivato, supportato e ricompensato. Oltre a proporre domande per le olimpiadi, sono diventato uno dei webmaster del sito ANISN e fondatore della pagina Facebook delle Olimpiadi, cercando di essere un socio “attivo” di questa comunità.

In questi anni ho imparato che la passione degli studenti, sin dalle scuole medie grazie ai Giochi delle Scienze Sperimentali, che è coltivata alle scuole superiori e messa in gioco alle Olimpiadi sin nei più alti livelli internazionali, non si esaurisce in un’esperienza fine a sé stessa. Al contrario è parte di un flusso di emozione e passione che continua anche oltre le scuole superiori e prosegue come passione per le scienze naturali o anche come propria professione, fino ad arrivare ai docenti che alimentano questo sentimento in un circolo virtuoso, di cui questa esperienza nel lontano Iran ha rappresentato un altro, indimenticabile, momento.”

Francesca racconta:

“Ritornare alle IBO (International Biology Olympiad) come membro della giuria è stato per me la realizzazione di un sogno. Come studentessa avevo già preso parte a questa competizione nel 2013 (Berna, Svizzera) e nel 2015 (Aarhus, Danimarca), e queste esperienze vissute nel periodo scolastico mi avevano lasciata estremamente arricchita dal punto di vista personale e scientifico, e mi avevano motivata a intraprendere gli studi universitari in biologia molecolare.

Anche una volta all’università, però, ho avuto la possibilità di continuare a collaborare con le Olimpiadi come Alumno ANISN, e questo mi ha permesso di restituire parte dell’impegno dei docenti dell’ANISN di cui ho beneficiato negli anni, collaborando nella stesura delle prove e nella gestione delle piattaforme social delle Olimpiadi delle Scienze Naturali.

Quest’anno, per la prima volta, mi è stata offerta l’opportunità di partecipare alle IBO dalla parte della giuria: è stato un cambio di prospettiva, e senza dubbio un’esperienza impegnativa ma molto affascinante. Molte cose cambiano, ma resta l’emozione, la partecipazione alle vicende della squadra e all’esito delle prove; ho trovato che rispetto all’esperienza da studente ci sono, ovviamente, meno agitazione per le prove e i risultati, ma più responsabilità.

Una volta arrivati a Teheran, dopo la cerimonia di apertura, le strade degli studenti e dei membri della giuria si sono divise: da questo punto siamo stati impegnati nella revisione e nella traduzione delle prove, prima pratiche e poi teoriche. Questa faticosa maratona durata tre giorni (e tre notti) è stata però anche una preziosa occasione di discussione e di riflessione sugli argomenti più vari, dalla biochimica alla fisiologia animale e vegetale, dall’ecologia alla biologia molecolare, e ho scoperto che le IBO possono essere un’esperienza stimolante dal punto di vita scientifico pur non partecipando più alla competizione vera e propria, grazie al confronto con i colleghi sia italiani che di molti altri paesi del mondo. La traduzione del testo delle prove da parte di noi membri italiani della giuria si è trasformata in un vero e proprio lavoro di squadra, in cui ognuno ha contribuito con le sue competenze e grazie alle conoscenze nei campi della biologia in cui era più ferrato, con un connubio tra l’esperienza nell’insegnamento e nella didattica delle Olimpiadi della prof.ssa Marini e quella scolastica e universitaria di noi Alumni.”

IESO 2018, Kanchanaburi Thailand
Di:Jacopo Cardinale, Karin Cescon, Marina Greco, Virginia Lucchina28/08/2018

L'avventura delle IESO 2018 svoltesi dall'8 al 17 agosto 2018 presso la Mahidol University del Kanchanaburi Campus in Thailandia è stata una esperienza innanzitutto culturale, un incontro tra sistemi educativi, insegnanti e docenti da tutto il mondo. Sarebbe però limitativo dire questo: essa è stata anche una esperienza personale e umana importante per tutti coloro che l'hanno vissuta, e in particolare per i nostri studenti, vincitori delle selezioni nazionali, che hanno fatto parte della magnifica squadra Italia: Jacopo Cardinale, del liceo Classico “Alfieri” di Torino, Virginia Lucchina, dell'I.S. “Gejmonat” di Tradate, Karin Cescon, del Liceo Scientifico “G. Galilei” di Trieste, Marina Greco del Liceo Scientifico “Giuseppe Battaglini” di Taranto.

Ecco i loro pensieri raccolti dai loro accompagnatori e mentors, Lorenzo Lancellotti (Bologna), Susanna Occhipinti (Aosta) ed Emanuele Piccioni (Assisi), durante il viaggio di ritorno.

Cominciamo con Jacopo Cardinale, che torna a casa con una medaglia d'argento IESO 2018:

“Aver partecipato alla 12esima edizione delle Olimpiadi Internazionali di Scienze della Terra è stata un'esperienza che non potrò mai dimenticare. Prima di partire mi aspettavo che il clima sarebbe stato molto competitivo, le prove difficilissime, ma le IESO sono state molto di più che una semplice gara. L'incontro con persone di diversa nazionalità ha reso le IESO un'occasione per venire a contatto con alcune delle diverse culture del mondo. In questi giorni ho potuto confrontarmi con persone anche molto diverse da me, cosa che non avrei potuto fare senza le IESO, e scoprire di più sui modi diversi in cui vivono le persone negli altri Paesi.

Quello che mi rimarrà di questa olimpiade sarà non il risultato delle prove e la medaglia, ma l'aver arricchito il mio bagaglio culturale, e l'aver passato 10 giorni con persone che hanno reso ogni momento di questa esperienza indimenticabile, e senza la cui presenza le IESO non sarebbero state neanche lontanamente così soddisfacenti.”

Proseguiamo con Karin Cescon, medaglia di bronzo IESO 2018 e primo posto in entrambe le gare a squadre internazionali, ITFI (International Team Field Investigation) ed ESP (Earth Science Project):

“Volando verso casa da questo magnifico paese, mi rendo conto di essere cresciuta, di aver arricchito il mio bagaglio personale con i ricordi di alcune emozioni e sensazioni che non si possono scordare facilmente. Ignara di tutto ciò, alla partenza, non avevo minimamente compreso l’importanza che quest’esperienza avrebbe rappresentato per me. Mi aspettavo di apprendere molte informazioni nuove, ma quelle che ho realmente imparato sono molte di più; di passare una decina di giornate bellissime e divertenti, ma sono state magnifiche e stupefacenti; di incontrare persone simpatiche e intelligenti, ma quelle che ho incontrato sono semplicemente straordinarie. Con loro ho condiviso tutta l’ansia prima delle prove, le paure e i dubbi per finire i progetti alle 3 di notte. Ma non è stato solo quello: si è trattato soprattutto di gioia e risate dalla mattina appena svegli al momento di infilarsi sotto le coperte e spegnere le luci. Ciò che mi ha davvero segnato infatti non è tanto la soddisfazione di un risultato positivo o l’aver volato così a lungo per raggiungere un paese lontano caratterizzato da una cultura molto particolare, bensì i sorrisi dei miei compagni di viaggio e di team, amici stranieri e tutor, tutti così spontanei e sinceri, che occuperanno un posto speciale nel mio cuore. In una decina di giorni infatti ho sentito che, nonostante i chilometri che nella vita quotidiana ci avevano sempre tenuto separati, potevo essere compresa e potevo lasciarmi andare e fidarmi delle persone fantastiche che avevo attorno, come mai mi era successo prima. Tutto ciò è stato incredibile!”

La parola ora a Marina Greco, medaglia di bronzo e secondo posto nella gara a squadre ITFI (International Team Field Investigation):

“Quando questa avventura è iniziata non avevo ancora completamente realizzato ciò di cui ero diventata parte: è stata un’esperienza che è andata oltre ogni tipo di aspettativa, unica e penso irripetibile. L’emozione di dover rappresentare l’Italia in una competizione internazionale ma soprattutto la possibilità di conoscere gente da tutto il mondo, poter condividere con loro e soprattutto con i miei compagni di squadra questo indimenticabile viaggio. Solo ora, vedendo le luci di Bangkok farsi sempre più lontane ho capito quanto questa esperienza abbia davvero significato per me, sono stati giorni intensi, le soddisfazioni non sono di certo mancate ma la cosa più importante rimarrà sempre l’aver avuto la possibilità di condividere, anche solo per 10 giorni, momenti di vita con persone così geograficamente lontane da me. Mi sento fortunata di aver avuto la possibilità di vivere tutto questo e spero di riuscire a ricordare tutte le paure, le ansie e soprattutto le belle emozioni che questo viaggio mi ha regalato.”

Infine, concludiamo con le bellissime parole di Virginia Lucchina:

“Se c'è una cosa che non mi sarei aspettata da questo viaggio è di lasciare una parte di me in un paese così diverso dalla nostra realtà. Quella parte più intraprendente e alla ricerca di novità che tende a perdersi nella vita di tutti i giorni. Quella parte che ci ha fatto vivere dozzine di avventure in soli dieci giorni, durati troppo poco per realizzare il loro scorrere ma abbastanza da instaurare amicizie e scoprire un nuovo mondo. Perché ne abbiamo imparate di cose, dagli aspetti più istruttivi ai segreti di una cultura sconosciuta e distante.

Abbiamo apprezzato i segreti del nostro pianeta ricostruendone l'intenso passato, senza cercare inutilmente lontano ma cogliendo i particolari sotto le orme delle nostre scarpe. Abbiamo imparato a collaborare, mettersi in gioco e alla prova, scoprendo che assieme si possono condividere le proprie idee sentendosi parte di qualcosa.

Abbiamo esplorato i segreti di quei luoghi magici, di quegli abiti colorati, di quei profumi speziati di quei sorrisi semplici e accoglienti.

Abbiamo stretto amicizie che andranno oltre la distanza che ci separa, condiviso momenti indimenticabili, risate, giochi da tutto il mondo, ma anche dubbi e paure.

Siamo stati fonti di conforto, spalle su cui piangere durante un lungo congedo, ballerini scatenati, scienziati alle prime armi e compagni di avventura.

Un'avventura che ci ha segnato, che tornerà alla mente magari quando rispolvereremo un souvenir datoci o quando sentiremo uno strano accento per strada. E in momenti come questi sorrideremo ripensando a ciò che queste IESO ci hanno regalato: un'esperienza indimenticabile che non ha tracciato nuove strade, ma che ce le ha fatte percorrere con occhi nuovi.”

Come le Olimpiadi di Scienze Naturali mi hanno formato e cambiato la vita
Di:Sebastiano Pindilli30/11/2015

Mi chiamo Sebastiano e sono uno studente al primo anno del corso di medicina e chirurgia in lingua inglese dell’Humanitas University. Questa, però, è solo l’ultima tappa della storia che vorrei raccontare, una storia iniziata tre anni fa, quando un po’ per gioco decisi di partecipare per la prima volta alle Olimpiadi delle Scienze Naturali.

Frequentavo il terzo liceo scientifico a Oppido Mamertina, poco lontano da casa mia, Cosoleto, un piccolo paesino fra le colline della provincia di Reggio Calabria. Quando il mio professore di scienze ci informò della possibilità di partecipare alle Olimpiadi, non ci pensai due volte: volevo provarci, l’idea di dedicare parte del mio tempo libero a studiare una materia che amavo, la biologia, non mi dispiaceva, ma sopratutto volevo mettermi in gioco. Arrivò il giorno della prova regionale, sapevo di aver fatto del mio meglio e ne ero soddisfatto, ma ero sicuro che non fosse abbastanza. Ricordo benissimo quello che mi passava per la testa a prova finita: “per quest’anno è andata così, se saprò la differenza tra un’angiosperma e una gimnosperma magari tra un anno avrò la possibilità di competere”. Del tutto inaspettata, pochi giorni dopo arrivò la notizia di aver vinto le regionali insieme ad un altro ragazzo del mio liceo, conosciuto in questa occasione e diventato da subito un caro amico. Fu sorprendente l’aiuto ricevuto dal nostro professore, Salvatore Macrì, per prepararci al meglio alla fase nazionale nel poco tempo che avevamo a disposizione. Credo di non aver mai studiato tanto in vita mia come in quel mese, stavolta volevo un confronto ad armi pari con gli studenti che avrei incontrato, anche quelli dell’ultimo anno. La mia ambizione e l’impegno che ci avevo messo, purtroppo, non portarono ai risultati sperati, non mi classificai in posizione utile a sostenere la prova pratica, ma il bilancio di quell’anno era del tutto positivo, sicuramente molto migliore rispetto a quelle che erano le mie iniziali aspettative: avevo stretto delle nuove amicizie, ero soddisfatto per aver vinto le regionali, e avevo il doppio della voglia di competere e mettermi alla prova per l’anno successivo.

Così gia da Settembre iniziai a prepararmi per le olimpiadi, ancora una volta forte del sostegno del mio professore: le regionali furono un successo e riuscii ad ottenere un ottimo risultato anche alla prova teorica della fase nazionale. Purtroppo, la prima volta che entrai in un laboratorio fu per la prova pratica: l’ansia e la paura che la micropipetta che avevo in mano sarebbe potuta esplodere da un momento all’altro al minimo errore mi portarono a fare una pessima prova. Il giorno dopo, sapere di essere stato ammesso allo stage al CNR fu un’altra grandissima sorpresa. Quei pochi giorni passati tra Castellammare di Stabia e Portici furono estremamente intensi, imparai a non avere paura di una micropipetta, scoprii altri ragazzi per i quali parlare di filosofia, storia, scienza, è interessante, rimasi affascinato dalla preparazione di chi pochi anni prima aveva partecipato alle olimpiadi ma voleva dare una mano ancora adesso. Tanti nuovi amici, alcuni giorni straordinari, ancora soddisfazioni e finalmente un po’ di preparazione anche a livello pratico andavano nel bilancio di questo secondo anno alle olimpiadi.

Iniziai il quinto anno di liceo con due obiettivi in testa: diplomarmi con lode e ripetere l’esperienza dello stage. Vincere le regionali anche quest’anno è stata ancora una volta un’emozione unica e, dopo un’altra fantastica esperienza allo stage, la realtà è andata ben oltre le mie aspettative: a pochi giorni dal mio orale di maturità mi sono ritrovato in Danimarca, a rappresentare l’Italia alle IBO insieme a Francesca, Alessandro e Pasquale, delle persone straordinarie. Se oggi ripenso a quella settimana ad Aarhus mi sembra di aver vissuto un sogno: c’era tutto il mondo fra le pareti di una stanza e, più che la competizione, quello che si percepiva era la curiosità, la voglia di conoscere usanze, culture, completamente diverse dalle proprie. Dalla cerimonia di apertura fino alla giornata degli addii, sempre seguiti da una promessa di rivedersi prima o poi, è stato un continuo susseguirsi di risate, emozioni e solo per ultima un po’ di ansia per le prove. L’essere arrivato fin lì, per me significava avere già vinto, era il modo migliore per concludere la mia esperienza alle olimpiadi e, anche se in fondo ci speravo, fu comunque una grandissima sorpresa quando fui chiamato sul palco per ricevere una medaglia di bronzo. Tornare a casa e vedere l’affetto e l’orgoglio di familiari, amici e compaesani è quello che di più mi ha emozionato.

 

Oggi studio medicina e continuo a trarre beneficio dalle olimpiadi grazie ad un accordo stretto tra l’Humanitas University e l’ANISN per l’assegnazione di una borsa di studio ai vincitori delle olimpiadi di biologia. In qualche modo, il fatto che solo la metà degli studenti siano italiani mi ricorda il clima delle IBO: dopo aver icontrato eprsone di tutto il mondo, sarebbe stato quanto meno difficile richiudere i miei orizzonti alla sola realtà italiana. Invece, grazie a questa opportunità, spero di avere diverse porte aperte per il domani, sia in Italia che all’estero. Humanitas è anche uno dei centri di ricerca più importanti al mondo: non so se il mio futuro sarà in ambito clinico o nella ricerca, ma sono sicuro che questo percorso mi sarà di aiuto in entrambi i casi.

È sorprendente come tutto quello che ho raccontato sia il frutto della passione di chi non guadagna nulla in cambio del proprio lavoro, se non la soddisfazione di aver dato vita a qualcosa di straordinario. Quello delle olimpiadi è stato un percorso ricco di persone fantastiche, insegnanti amici e concorrenti: avevo quindici anni la prima volta che partecipai, oggi ne ho quasi diciannove e credo che nessuna esperienza, più di questa, abbia contribuito a determinare la persona che sono.

Grazie!

Sebastiano

IESO 2012 - Argentina
Di:Lorenzo Terenzi2012

Argentina, terra di pampas e meraviglie, immense pianure, che si fondono col cielo all’orizzonte spesso coperte da un velo d’acqua, costituiscono il tipico paesaggio che si evidenzia nella provincia di Buenos Aires. Come consueto ormai da un po’ di tempo si sono svolte le IESO (International Earth Science Olimpiad), quest’anno la sesta edizione si è svolta proprio nella provincia della capitale argentina esattamente nella città di Olavarria, di circa 110mila abitanti. Questo evento che ha coinvolto studenti da tutto il mondo si è prolungato dal 7 al 13 di ottobre per 6 giorni, durante i quali si sono svolti rispettivamente in ordine cronologico l’esame teorico e quello pratico. Come suggeriscono già in nomi il primo test aveva un impronta molto nozionistica , ma allo stesso tempo richiedeva una capacità di analisi dei dati e del contesto preso in esame , mentre l’altro richiedeva competenze nel riconoscere e saper applicare le proprie conoscenze in ambiti concreti come può essere il riconoscimento e l’analisi di rocce.

Ritengo che questa esperienza più unica che rara sia stata una delle più belle della mia vita, assolutamente indimenticabile, al di là del risultato, per i rapporti umani che si sono instaurati. Ritornato in Italia mi rendo conto di quanto abbia assorbito le diverse culture con cui sono entrato in contatto arricchendo il mio bagaglio di esperienze e capendo quanto sia importante la diversità e la condivisione. Confrontare e venire a conoscenza delle abitudini, del cibo, dei sistemi di potere e istruzioni .... di varie popolazioni è una cosa indescrivibile a parole, solo provando, difatti ci si può rendere conto delle emozioni che ciò suscita.

Pur essendo stata un’olimpiade, nell’aria è sempre aleggiato un clima di serenità e fratellanza che ha favorito la cooperazione internazionale e il nascere di profonde amicizie, che non si sono limitate a solo poche persone ma bensì presto “tutti ci siamo ritrovati amici di tutti”. Maggiore era la diversità maggiori erano le interazioni con gli altri ragazzi, il motore di tutto era la curiosità, il desiderio di conoscere l’altro che mi hanno spinto a parlare a ridere insieme a tutti loro. In particolare vorrei evidenziare le popolazioni asiatiche, estremante cordiali e sociali, con giapponesi, koreani, taiwanesi, indonesiani ... in particolare mi sono ritrovato a interagire, a parlare venendo a conoscenza delle loro attività nel tempo libero, giochi, passioni...

Il momento più duro di questa olimpiade non solo state le prove ma sicuramente la partenza, ho provato come se avessi lasciato lì, in Argentina, o meglio in ognuno dei miei nuovi amici una parte di me. Ormai tutti si sentivano parte di una famiglia più grande, quella formata dei membri dei vari paesi ed è innegabile, sebbene sia possibile tenersi in contato tramite la rete, di non aver provato al momento della partenza un profondo dispiacere e in Italia nostalgia di quei momenti passati insieme.

Nessun’altra competizione culturale credo possa essere paragonata a questa, durante questa settimana in Argentina mi sono divertito infinitamente oltre che a competere per una medaglia. Purtroppo quest’anno l’Italia non ha riscontrato proprio un buon risultato (due bronzi, che non vengono assegnati al terzo classificato, per maggiori informazione i consultare il criterio di assegnazione delle medaglie ), a differenza di altri paesi come Korea, Taiwan, Giappone che sistematicamente ogni anno si piazzano ai primi posti, giunti a questo punto sorge spontaneo chiedersi quale sarà la preparazione degli studenti di questi e se possibile emularla, per raggiungere quegli obbiettivi che rendono onore alla patria e ai membri stessi del team.

Lo stage di Piobbico del 2009
Di:
Filippo Avogaro, Giorgio Bianchini, Roberto Caroli, Pasquale Chidichimo, Cristina Concetti,
Raffaele Sarnataro, Yoshihiro Shibuya, Riccardo Stincone, Alessandro Podo, Davide Soranzio
2009

L’esperienza dello stage di Piobbico è stata per noi ragazzi un’opportunità davvero unica e straordinaria. In questi 7 giorni abbiamo avuto la possibilità di fare tantissime esperienze che altri ragazzi della nostra età, con i nostri stessi interessi, non possono fare. Troppo spesso accade che a scuola, per mancanza di tempo e di interesse da parte degli alunni, molti argomenti, in particolar modo riguardanti le scienze, siano trattati molto superficialmente. A Piobbico, invece, abbiamo avuto la possibilità di approfondire argomenti di Scienze della Terra a dei livelli davvero alti, grazie alla collaborazione di docenti molto preparati nel loro campo di insegnamento i quali, oltre alla teoria, hanno dato largo spazio alle esperienze pratiche che si sono rivelate molto più utili della teoria e di sicuro ci rimarranno impresse molto più efficacemente.

Proprio il gran numero di esperienze pratiche è stato uno dei pregi di questo stage: le uscite sul territorio, l’escursione in mountain-bike, l’osservazione del cielo, le esperienze al museo del Balì e la visita all’Università di Urbino, ci hanno permesso di mettere alla prova, ed ampliare, le nostre conoscenze teoriche.

Un altro aspetto importante è stata la possibilità di conoscere e confrontarci con ragazzi della nostra età con interessi simili, cosa che raramente accade tra compagni di scuola. Fin da subito abbiamo legato molto e discusso di argomenti scientifici anche al di fuori dei momenti dedicati allo studio, dai pasti alla sera prima di addormentarci.

L’ultima sera, dopo aver cenato con il direttivo ANISN, abbiamo analizzato gli aspetti positivi e quelli da perfezionare di questo stage. Successivamente, a “ruota libera”, siamo passati a discutere, insieme ai professori, dei problemi della scuola, di come poter migliorare l’organizzazione delle olimpiadi e di tante altre nostre idee sulla scuola e su altri argomenti sui quali non avevamo mai avuto modo prima di essere ascoltati. A nostro parere è stato uno dei momenti più belli di questo stage, dimostrato dal fatto che, nonostante la stanchezza della giornata, nessuno ha voluto andare subito a letto: avremmo voluto prolungare per ore quel momento di bellissimo confronto di idee! È stato un vero peccato che lo stage non sia potuto durare di più. A detta di tutti qualche giorno in più sarebbe stato ideale per esaminare alcuni argomenti che durante questo stage non abbiamo avuto tempo di trattare, per fare altre esperienze sul campo e per dare maggior spazio alla risoluzione dei quesiti delle IESO delle passate edizioni.

In definitiva ci sono stati alcuni dettagli che in futuro si potranno migliorare, ma questo stage è stato comunque un’esperienza unica, e di questo ringraziamo l’ANISN che è riuscita a realizzarlo. Tutti noi, infine, speriamo di poter partecipare l’anno prossimo alle olimpiadi di biologia e di rivivere questa magica avventura!